QUA QUA QUA

L’inverno trasforma l’acqua in un mosaico di cristallo, un pavimento effimero che scricchiola sotto il peso leggero della vita. In questa scena sospesa, il lago non è più solo uno specchio, ma una terra di confine tra il fluido e il solido. Le anatre si muovono con una naturalezza disarmante, alcune scivolano sull’acqua libera, altre sostano in equilibrio sui frammenti di ghiaccio, come note scritte su un pentagramma freddo e luminoso.

Sullo sfondo, le montagne sembrano dipinte ad acquerello, avvolte in quella foschia azzurrina tipica delle mattine in cui l’aria è così nitida da pizzicare il viso. La luce del sole, bassa e gentile, non scalda ancora, ma accende ogni scheggia di ghiaccio, trasformando la superficie del lago in una distesa di diamanti grezzi. È un paesaggio che invita al silenzio, alla contemplazione di una natura che non si ferma mai, nemmeno quando il freddo prova a immobilizzarla.

Henry David Thoreau scriveva: “La natura è piena di genio, piena di divinità, così che neanche un fiocco di neve sfugge alla sua mano modellatrice.” Qui, quella mano ha modellato un momento di perfetta armonia, dove la resistenza della vita incontra la rigidità dell’inverno, creando una bellezza fragile e potente al tempo stesso.