Tutto il frastuono dei carri, la musica incessante e le risate della folla sembrano tacere improvvisamente per lasciare spazio a questo istante di pura meraviglia. La chiusura del Carnevale di Viareggio non è mai solo una fine, ma un arrivederci scritto con la polvere da sparo nel cielo della Versilia. La notte si veste delle sue tinte più preziose, esplodendo in corolle di luce che sovrastano il molo e si tuffano idealmente nel Tirreno.
Osservando questa pioggia di colori, si avverte quella dolce malinconia che accompagna sempre il termine delle cose belle. Le maschere sono state deposte, ma la magia persiste nell’aria, sospesa tra il fumo dei fuochi e la brezza marina. Cesare Pavese scriveva: “L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”. E forse questi fuochi rappresentano proprio questo: non la fine della festa, ma la promessa luminosa che la gioia ritornerà, puntuale, l’anno prossimo.
Il mare, testimone silenzioso di tante inverni e tante estati, si trasforma in una tela impressionista, accogliendo i rossi accesi e i verdi smeraldo che colano dall’alto. La luce rossa del faro sul molo rimane lì, ferma e costante, a guidare lo sguardo tra il caos ordinato delle scintille. È un momento di sospensione collettiva, dove l’arte effimera della pirotecnica dialoga con l’eternità delle onde, regalando a Viareggio un ultimo, indimenticabile abbraccio di luce prima che il sipario cali sulla stagione dell’allegria.
