Tramonto alla stazione di Pisa Centrale: cielo rosa e viola sopra binari, tralicci e linee elettriche visti dal marciapiede

Ottobre si spegne lentamente sulla stazione di Pisa Centrale, e il tramonto incendia il cielo proprio nell’ora in cui la giornata di lavoro scivola via dalle spalle. Aspetto il treno che mi riporterà a casa, e intanto il mondo si tinge di rosa, di corallo, di un viola che sembra dipinto a mano.

Sopra i binari, i tralicci d’acciaio disegnano geometrie nere contro le nuvole accese, come pentagrammi su cui il vento scrive una musica silenziosa. I fili della linea elettrica corrono verso l’orizzonte, dove una striscia d’oro resiste ancora, ultima promessa di luce prima della sera.

Le stazioni sono luoghi di passaggio, eppure in certi istanti diventano rifugi. Il marciapiede vuoto, l’erba che cresce ostinata tra le rotaie, le prime lampade che si accendono timide: tutto sembra trattenere il respiro per non disturbare uno spettacolo che nessuno ha prenotato.

José Saramago scriveva che il viaggio non finisce mai, che sono soltanto i viaggiatori a finire. Forse è per questo che il ritorno a casa, ogni sera, ha il sapore di una partenza: il cielo cambia, la luce cambia, e anche noi, impercettibilmente, cambiamo.

Bastano pochi minuti di attesa per scoprire che la bellezza non abita solo nei luoghi da cartolina. Si nasconde anche qui, tra cemento e acciaio, in un tramonto alla stazione di Pisa che arriva senza preavviso e se ne va lasciando addosso un po’ di colore. Poi il treno arriva, le porte si aprono, e quel cielo lo porto con me fino a casa.