Il mare si stende davanti, inquieto sotto un cielo di nuvole pesanti. La sabbia conserva le orme di passi ormai lontani, come se la spiaggia stessa ricordasse i sorrisi, le corse, le voci spezzate dal vento salmastro. Il pattino di salvataggio, ormai silenzioso, riposa inclinato sulla riva: un guardiano stanco che ha visto stagioni di sole, risate e onde più leggere di queste.
La sedia del bagnino, vuota, si staglia come un monumento al tempo che scorre. Nessuno veglia più sul mare, perché l’estate è scivolata via, portando con sé i giorni infiniti e lasciando dietro solo il rumore delle onde.
C’è qualcosa di malinconico in questa spiaggia deserta, eppure un calore nascosto rimane: il ricordo delle estati passate. Quelle sere di tramonti arancioni, i pomeriggi di sabbia bollente, gli occhi pieni di mare. Tutto è ancora lì, inciso nell’anima del luogo, invisibile ma presente.
E guardando questo silenzio, viene da pensare che forse il tempo non cancella davvero nulla: lo trasforma soltanto in nostalgia.